Recensioni

Senza citare un titolo o l’altro, ne guardo così il segno fluido, sovente acquerellato con cromatismi azzurrini o rossastri, giallognoli o con tinteggiature di varie gamme marroni… figure, volti d’uomini e di donne in viaggio, o in sosta, a due a due, a tre a tre, a gruppi, dicono di un raccontare continuo saldato dal dato aggregativo.

Il pensiero si precisa con quel “linguaggio comunicativo” che suggerisce un concetto fortunatamente unibile ad altri; credo che la Nostra voglia rappresentare l’idealità dell’Uomo.

Ecco che con l’arte, con la cosiddetta “moralità dell’arte”, i suoi lavori assumono una vesta educativa, quasi per elevare il pensiero verso la spiritualità.

Non è più il tempo in cui un artista era miticamente su un’isola deserta.

In lei non c’è l’isolamento dell’individualismo, ma un traslocare la propria sensibilità sui vari supporti e vivere attivamente ogni giornata con altri.

Spicca agli occhi una certa eleganza espressa senza ripetizioni figurali, basata sull’essenzialità di un tratto fresco e suadente (…)”.

LODOVICO GIERUT

 

L’intensità del rapporto tra spazio e figure caratterizza l’opera di Marina Romiti da lungo tempo. Un cromatismo cangiante sostenuto da forti contrappunti in cui il colore crea figure caratterizzate da incisiva sintesi formale è l’elemento linguistico predominante nelle opere a olio o elaborate con tecnica mista su tela. Sono lavori che accompagnano in atmosfere oniriche, silenziose seppur intensamente frequentate. Una buona dose di maestria tecnica sostiene l’artista di fronte a temi e situazioni diverse: dalla natura morta a scorci di paese o a strade affollate. I personaggi si accampano spesso, nella loro indifferenza, su sfondi anonimi, partiture di colore uniforme tese ad avvalorare la plasticità volatile dell’insieme.

Variazioni timbriche, rimandi tonali, vibranti contrasti cromatici animano i suoi quadri: l’impronta realistica si sublima in luminescenti composizioni in cui viene meno ogni riferimento contingente per rimandare a lirismi che sottintendono una delicata sensibilità, una raffinatezza del sentire, un intenso desiderio di liberarsi dai lacci del senso comune. Ne deriva una pittura convincente, tesa a rappresentare squarci di vita, senza addentrarsi nella profondità delle analisi psicologiche o elucubrazioni sociologiche, ma rimanendo nella naturalezza del quotidiano.

Una pittura affidata più alle emozioni che al pensiero, alle suggestioni più che alla spigolosità delle riflessioni. Un andamento ritmico in cui predomina l’armonia del silenzio, invece che il fastidio del chiasso. Anche nelle rappresentazioni più affollate.

Una decisa variante linguistica caratterizza le opere su carta. Si attenua il vivace cromatismo per dar luogo a composizioni caratterizzate da una vibrante gestualità segnica. Il segno costruisce le figure, determina e connota la profondità dello spazio. Predomina di gran lunga la coralità dell’insieme sostenuta da una grafia incisiva, graffiante, che relega i rarefatti tocchi coloristici in un piano decisivamente secondario. Marina Romiti non indugia mai sui particolari, coglie l’essenza, trasforma le sensazioni, le suggestioni, le emozioni in sintesi formale, riecheggiando alcuni stilemi propri di quell’atmosfera culturale in cui si è formata artisticamente. L’artista tratteggia un’umanità indeterminata, coinvolta nel perenne flusso dell’esistenza. Le relazioni tra figure e spazio sono scandite da veloci tratti, talora secchi, altre volte sfrangiati e corposi. Un vibrante dialogo tra se stessa e un mondo di donne e uomini delineati nel loro gruppo, piuttosto che individualità; membri di un insieme solidale, unica vera difesa contro l’isolamento, l’esclusione, la solitudine. Fraternità tra individui e popoli diversi.

La pittura di Marina Romiti, nonostante le apparenze, non può definirsi realista. Per lei il linguaggio pittorico è autonomo: segno e colore, materia e tono hanno una possibilità espressiva autosufficiente, in grado di provare a penetrare nel mistero che sta dietro al vero, per mostrare la sua comunicativa emozionale. Una pittura non astratta e non reale, tesa a stimolare l’immaginazione, a far pensare a ciò che non vediamo. Con le figure e i gruppi la pittrice tende a ricomporre il senso della propria vita, dei propri ricordi, cercando di farne un ritratto che guardi all’universale e mascheri il suo particolare vissuto.

ILARIO LUPERINI